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La magia del miele

La primavera è il tempo di raccolta, dopo la semina invernale. Ma nei campi c'è chi sta seminando in un modo tutto speciale. Svolazza di qua e di là, da un fiore all'altro, incurante del tempo che passa, inebriando gli spettatori con musiche arcaiche e rilassanti. Chi saranno mai questi contadini instancabili? Niente di meno che dei piccoli insetti, gialli e neri, che ci regalano uno dei cibi più preziosi delle nostre tavole: il miele.

miele

 A sinistra:  Manoscritto arabo del 1224 sulla preparazione di medicinali a base di miele

 

L'ape  va in cerca dl polline, o polvere fecondante dei fiori, si poggia su di un fiore, spingendosi entro al calice, dagli stami stacca il polline, che si appiccica anche fra i peli del suo corpo; si ritira un po' all'infuori, e colle zampe anteriori si spazzola il capo, e lo inumidisce per impastarlo fino a formare due pallottoline che spinge tra i peli delle zampe mediane colle quali recupera l'altro polline che è sparso sul il torace e lo fa aderire alle pallottoline di già incominciate. Col terzo paio di zampine riunisce il restante polline sparso al di sotto e al di sopra del ventre e delle ali, alle pallottoline. Il terzo paio è fornito di un ciuffetto di peli a guisa dispazzola, e di una cavità denominata cestella o bacinetto in cui l'ape con parecchi colpi vibrati passa le pallottoline di polline. Questa operazione è rapida, e la l'ape ripete finché tutto il polline non sia esaurito. Giunta all'alveare deposita le pallottoline in una cella per lo più d'operaia utilizzando tutte le zampe fino ad utilizzare il capo per comprimere le pallottoline e unendovi all'uopo un po' di miele.

Le api raccolgono il miele ed il polline dei fiori della stessa specie per non perdere l'equilibrio, tant'è che le pallottoline hanno uno stesso colore, e a anche lo stesso peso. Da qui tutte le diverse qualità di miele, di corbezzolo, di eucalipto, di mirto, di cardo, di erica, tipiche della macchia mediterranea, tanto amate dai sardi.

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