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La magia degli amuleti sardi

"La magia è dentro di noi e gli oggetti possiedono tanta magia quanta noi decidiamo di regalare loro". 

amuleti magiciAl suono di queste parole è iniziato un pomeriggio all'insegna della curiosità. La padrona di casa Koendi, Claudia Zedda, antropologa e autrice di diversi libri dedicati alla Sardegna, ci ha accolto nella sua bella cucina dal tetto bianco, arredata con oggetti della tradizione sarda: alle pareti, piccole ghirlande di ramoscelli e cestini di asfodelo intrecciato. Sul tavolo, libri usurati dal tempo e oggetti in legno intarsiato. Sulle mensole, barattoli di vetro trasparente contenenti erbe e spezie preziose. Dalle finestre la luce del pomeriggio abbagliava i nostri occhi. Tra sorrisi un po' scontati e presentazioni frettolose con le altre ospiti, il mio breve percorso alla scoperta delle erbe magiche protagoniste degli amuleti della tradizione sarda ha preso vita.

A fine serata sono tornata a casa con il mio amuleto personale Sa Punga, un sacchetto di broccato di seta all'interno del quale ho inserito, le erbe e fiori magici, boccioli di rosa canina, sale, grano e le mie intenzioni scritte a mano in un cartoncino color crema. Nel mio cuore molta allegria e nella mente tante immagini, parole e racconti che hanno creato in me una consapevolezza maggiore su qualcosa che già sapevo, ovvero che la natura è parte di noi, è la nostra casa. 

Le piante e le erbe spontanee sono espressione della natura, sono il mezzo con cui i nostri antenati riuscivano a collegarsi con la divinità, anzi loro stesse erano considerate tali. Sono la chiave per riconnetterci con la madre terra, per rispettarla e proteggerla.  
Non vi è mai capitato di camminare per i boschi o in riva al mare e sentirvi più sereni? Ecco questa è una prova! 
Vi siete mai sdraiati sotto un castagno fiorito? Allora provate a farlo. Chiudete gli occhi e ascoltate la brezza che si insinua tra le foglie e sarete certi che non c'è posto più bello dove essere. Madre natura ci manda i suoi segnali, per renderci un tutt'uno con lei e farci sentire in sintonia con gli altri elementi. La magia della natura non è altro che la sua bellezza. Il suo ripetersi nel ciclo delle stagioni, con i suoi doni e la sua energia. 

In Sardegna le pratiche magiche per connettersi con la natura esistono dalla notte dei tempi, ne sono una riprova gli innumerevoli amuleti arrivati fino a noi. Essi non sono altro che la materializzazione della simbologia ancestrale del legame con la natura. Solo la bellezza della natura poteva scacciare il male: gli amuleti avevano questa funzione, scacciare il malocchio e la mala sorte e raggiungere la serenità personale e della propria famiglia.
Nella lingua sarda non esiste una parola che traduca il termine "amuleto", ma esistono tutta una serie di oggetti, con un significato singolare. Venivano realizzati a mano con materiali semplici, quasi poveri: ritagli di stoffe, pezzetti di vetro, erbe, fiori e argento che incastonava il tutto. 
La scelta dell'argento non è casuale: già dai tempi dei nuraghi la Sardegna ne era una terra ricca. Inoltre tra le genti il culto femminile, legato all'adorazione degli elementi naturali come la luna, era molto sentito. Da qui la scelta dell'argento a cui veniva attribuito un forte potere protettivo. Gli amuleti sono, infatti, oggetti dal valore apotropaico con un forte fascino e una carica magica, tanta quanta noi stessi gli attribuiamo.
Tradizione vuole che per funzionare non dovevano essere stati estorti con l'inganno o rubati ma trovati casualmente o donati da una persona cara. In Sardegna era usanza che venissero confezionati dalle mamme o dalle nonne e regalati alle figlie femmine e non se ne doveva mai fare sfoggio, infatti si indossavano sotto i vestiti a contatto con la pelle. 
Non venivano mai dati in mano ma buttati letteralmente a terra, per scaricare ogni carica negativa, non è un caso il modo di dire: "la terra dà, la terra prende"... 
Tradizione vuole che durante il loro confezionamento le donne della famiglia recitassero delle preghiere in onore delle erbe magiche, precatio herbarum, in quanto considerate delle divinità. E come tutte le divinità avevano un animale di riferimento: l'aquila protegge le peonie di montagne e il serpente, la ruta.
Le erbe magiche sono tutte appartenenti alle Erbe di San Giovanni, perché capaci donare la buona salute e di allontanare il male. La loro raccolta si deve concentrare intorno al 24 giugno, per la festa di San Giovanni, periodo in cui i fiori raggiungono il massimo picchio balsamico. Solitamente si va per le campagne all'alba o a fine pomeriggio dopo una giornata di digiuno e con una predisposizione d'animo positiva.

Sono convinta che riconoscere le erbe magiche e conservarle tra gli oggetti preziosi sia già qualcosa di magico da praticare e tramandare, per questo penso che sia importante conservarne la memoria mantenendo il contatto con la madre terra. 
Ecco un piccolo elenco casuale delle erbe spontanee, che una volta fatte essiccare, vengono utilizzate per la realizzazione degli amuleti. Vi consiglio di approfondire....

L'Achillea ligustica o Camomilla selvatica è considerata un'erba magica per le sue proprietà rilassanti e cicatrizzanti. Anticamente se ne faceva uso per predire il futuro.
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La Rosa canina o rosa di San Giovanni è considerata magica poiché con la sua fioritura tardiva arriva fino alla festa di S. Giovanni Battista, il 24 di giugno. Anticamente era ritenuta portatrice di ricchezza e fortuna, perché non facile da raccogliere. 
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La Salvia desoleana, capace di allontanare ogni male; chi ha la fortuna di trovarla allo stato spontaneo avrà fortuna per un anno intero. 
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L'Iperico Erba di San Giovanni, la più conosciuta e amata, con i suoi  fiori gialli come il sole allontana malattie e demoni.
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La Verbena Odorosa o Erba Luisa Erba Cedrina, dal profumo intenso che ricorda il limone e la melissa, guarisce tutte le malattie e porta allegria.
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La Menta, che tutti conosciamo, è considerata magica perché aiuta a raggiungere l'amore e la devozione.
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La Melissa favorisce il sonno, allevia le inquietudini e la malinconia.
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L'Elicriso è il profumo di Sardegna. Conosciuta dagli antichi come S'erva di Santa Maria o Frore di san Juanne, veniva utilizzata per 'S'affumentu", ovvero il rito di purificazione attraverso il fumo delle erbe bruciate che avveniva in privato: solo il paziente, colpito sa su malu e ogu e e l'operatore erano presenti, nessun altro poteva partecipare.
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La Lavanda selvatica con il suo aroma veniva usata per profumare l'acqua e la biancheria, per raggiungere quindi  purezza del fisico e dell'animo. 
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Il Timo selvatico protegge dagli incubi e dai malvagi.
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La Ruta Ruta di Aleppo che ogni male smorza, allontana i pensieri negativi, gli spiriti malvagi e scioglie gli incantesimi. 
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Il Ginepro rosso, grazie alle sue virtù salutari trova un posto tra le piante magiche. Il legno grazie al suo aroma non viene intaccato dai tarli o altri parassiti e veniva bruciato negli ambienti chiusi per disinfettare l'aria dalle malattie. Si riteneva che le fumigazioni del suo legno e degli aghi allontanavano i fantasmi, le streghe maligne e  i ladri.
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La Malvarosa è un antidepressivo per eccellenza: basta sfiorarne appena le foglie e un gradevole profumo di rosa si diffonde ovunque rimanendo a lungo sulle mani; è capace di allontanare la  tristezza e il malumore. 
La (Malvarosa (in termini botanici Pelargonium graveolens o anche Geranium odoratum) non va confusa con il malvone; la malvarosa è un “geranio”, mentre la vera malva malvone dal caratteristico colore ‘malva’ o mauve, una tonalità pallida fra il lilla e la lavanda, fa parte di un'altra famiglia, le Malvaceae, a cui appartengono anche l’ibisco e la pianta del cotone.
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Oltre ai fiori e alle erbe, altri elementi naturali avevano il potere di scacciare la malasorte: ricordiamo il sale grosso che assorbe la negatività, il grano che rappresenta la fertilità e l'abbondanza, le conchiglie quale simbolo della rinascita collegata alla fecondità dell’acqua, tra cui l'Occhio di Santa Lucia, un opercolo di Bolma Rugosa, che rappresenta l'occhio del bene contro quello del male. 
Ogni elemento presente nell'amuleto rispettava un numero dispari: 1, 3, 5, quasi mai 7. Insieme a loro potevano esserci piccoli pezzi di pane coccoi, fatto con la semola di grano duro. Per completare la potenza dell'amuleto si scriveva un biglietto con una preghiera, brebus, o un intento da raggiungere. 

Ogni amuleto tramandato dai nostri antenati ha delle particolarità che lo definiscono, così come i materiali con cui è realizzato. Da notare che venivano "fermati" negli abiti con nastri di raso giallo, anche questo dal forte valore simbolico. Il colore giallo rappresenta la vita, la luce che contrasta il buio. 

amuleti magiciEccone alcuni in ordine sparso:

Su kokko o pinnadéllu, o sab(b)eggia è l'amuleto preferito nella protezione dei bambini. Realizzato in ossidiana o onice, o comunque con una pietra nera, ha la forma sferica incastonata in filigrana d'argento. Simbolicamente rappresenta un occhio che si contrappone ad un altro, "maligno", annullandone la forza.
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Su Nudeu è un amuleto molto conosciuto nell'isola, il suo nome deriva dalla contrazione nel linguaggio popolare di Agnus Dei, l'agnello di Dio", ovvero Gesù Cristo che si sacrifica per salvare l'umanità. Su Nudeu è un amuleto teca dalla forma ovale, cuoriforme o cruciforme. Al suo interno può contenere tessuti benedetti, piccole reliquie e immagini votive, ma anche fiori e erbe ritenute magiche, il cui compito è quello di allontanare gli spiriti negativi.
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Soriche de mari porceddana de mari è uno degli amuleti sardi più antichi, formato da un esemplare di ciprea tigrata, una conchiglia liscia di forma ovale che rappresenta l'organo genitale femminile, montata in argento e ornata di sonagli. E' in grado di propiziare fertilità e ricchezza in chi lo indossa. 
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Spuligadentes è un monile in argento, composto da una teca che contiene frammenti di broccato di seta all'interno dei quali, si nascondevano fiori magici e piccoli oggetti ritenuti sacri. Di origine spagnola avevano forme complesse. Alle estremità una punta, lo stuzzicadenti e una piccola paletta, il nettaorecchie. Era pratica religiosa entrare in contatto col sacro perfettamente "puri"; parlare con Dio e ascoltare la sua voce necessitava di purezza totale della bocca e delle orecchie. Esortava chi lo indossava a non sentire e dire parole cattive.
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Su Sonatzolu o Schilirios è un monile  apotropaico, realizzato in argento e cristallo o pezzi di vetro di recupero: gocce di vecchi lampadari, tappi di oliere sacre, steli di calici di cristallo all'interno dei quali si nascondevano fiori e erbe essiccate avvolti in tessuti di broccato. Su questi oggetti si facevano incastonare delle piccolissime campanelle di argento, il cui suono era capace di scacciare gli influssi negativi.
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La Noce, simbolo della femminilità, custodita in un sacchetto di stoffa di seta è un potente amuleto contro il male.
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L'Occhio di Santa Luciacapace di contrastare "s'ogu malu", ovvero l'invidia del maligni. Perché sia veramente efficace, la parte con la spirale deve stare a contatto con la pelle e deve essere incastonata nell'argento.
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Tres Fortalezzas è un amuleto composto da 3 talismani: su kokkuocchio di Santa Lucia e Sa Manu Fictas in corallo. Quest'ultimo rappresenta il simbolo della donna e dell'uomo insieme.
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 Consiglio: Raccogliamo con grande rispetto i fiori e le erbe nei prati. Le conchiglie e gli Occhi di Santa Lucia non possiamo più raccoglierli sulla spiaggia, perché è proibito dalla legge, ma soprattutto perché madre natura ne soffrirebbe.

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