
Archimissa, Ispigula areste, Spigu
In primavera, nella macchia mediterranea più selvaggia, tra il cisto e il lentisco, spuntano i fiori viola- bluastri d


C'è un filo invisibile che unisce le persone: alcuni lo chiamano il filo rosso, io preferisco chiamarlo "Intreccio di fili di seta", perché è un miscuglio di preziosi e delicati fili, dai colori sgargianti: oro, azzurro, rosso, verde... come quelli del costume di Desulo.
Quando ero piccola, mia sorella maggiore ricevette in dono una bellissima cuffia desulese (vedi foto). Per me era un'attrazione fortissima. Mia madre la teneva insieme al corredo "buono" che portava fuori solo per le feste importanti.
Erano questi gli unici momenti in cui potevo toccare e giocare con la piccola cuffia realizzata con i ritagli di seta e il fiocco rosso. Ancora oggi accarezzare quel copricapo mi riporta indietro nel tempo, a casa e a quegli affetti più cari, che non ho goduto appieno.
Così voglio segnare una linea di intrecci di fili di seta che mi unisce a mio nonno materno, Giovanni, nato proprio a Desulo. Una figura leggendaria.
Un giovane pastore che a cavallo ha attraversato valli e monti per arrivare fino a sud della Sardegna, nella piana del Cixerri dove si fermato e ha messo radici.
In questi luoghi la vita era sicuramente più semplice per un pastore: il clima più mite rispetto a quello freddo dei monti spesso innevati. Sposato con nonna Chiara ancora giovane, aveva messo su famiglia, e ben 7 figli, così come voleva una legge del tempo. Mia madre è proprio l'ultima dei 7.
La sua vita è sempre stata solitaria, lontano dalla famiglia, in campagna con il suo gregge. A fargli compagnia un solo sigaro di importazione che era anche l'unica trasgressione che si permetteva. Per il resto tanti sacrifici e poco divertimento e per me solo qualche fotografia e qualche aneddoto oramai sbiaditi, ma che voglio tenere vivi.
![]()
Dedico la rubrica "Intrecci di fili di seta" a noi tutti e ai paesi della Sardegna, ognuno dei quali "unico" con il suo costume tradizionale, la sua parlata e la sua cucina tipica.
La dedico a chi sente nel cuore la memoria delle proprie origini e della propria terra, perché le antiche ricette della tradizione sono il mezzo perfetto per ritrovare le proprie radici e la storia personale. Dopotutto cucinare è un atto d'amore che si ripete e non finisce mai.
La Sardegna è costellata di eremi, conventi e monasteri. Ogni territorio ne vanta almeno uno. Al loro interno i religiosi pregavano, studiavano, inventavano intrugli e alchimie misteriose.
Vittorini, Francescani, Benedettini, Gesuiti, tanti gli ordini religiosi che hanno lasciato importanti pratiche agroalimentari e ricette medioevali alla nostra cultura enogastronomica.
Basti pensare alla coltivazione della vite, alla cura dell'orto, all'allevamento degli animali da cortile, da destinare alla produzione degli insaccati.
Non ultima, una bevanda dissetante che favorisce la digestione e il benessere del corpo, il latte di mandorle, dal colore bianco-beige, molto apprezzato perché ricco di fibre, vitamina E, magnesio, selenio, manganese, potassio, ferro, zinco, fosforo, calcio.
InsulaGolosaRicette ci spiega come preparare a casa questa bevanda "miracolosa", vi chiede solo un piccolo accorgimento, utilizzate esclusivamente mandorle del territorio, le più antiche e le locali come Arrubia, Cossu, Olla, Troito, Schina ‘e Porcu... le stesse che utilizzavano i monaci!
Il Mediterraneo infinito e un uomo solo. Con la sua barca approda su un'isola deserta che cela un grande segreto.
L'acqua è di cristallo, increspata di color smeraldo. Tra gli scogli a picco sul mare, l'uomo scorge una grotta dove vive una divinità gigantesca con un occhio solo... sulle rocce a pelo d'acqua si intravedono le sue impronte.
Appare un'ombra enorme, il sole accecante sull'acqua cristallina, annienta l'eroe e gli fa dubitare della sua stessa vista. L'istinto gli dice che deve andare avanti, anche se gli dei lo puniranno, perché ha superato il limite del conosciuto. Questa terra sta oltre le colonne d'Ercole dove nessun uomo può andare. L'eroe non sa, se mai potrà rivedere la sua Itaca.
Stop! Ulisse? Polifemo? Eroi? Avventure? Miti? Ovvio che sì, siamo in Sardegna, ma la storia che vogliamo raccontare non è questa.
La grigliata di mare è per le anime voraci, per i difensori del cibo mangiato con le mani, per chi ama l'odore del fumo della brace. Quindi, non abbiate paura di sporcarvi le dita. Potete sempre profumarle con l'elicriso o con il rosmarino selvatico.
Nella gastronomia sarda le grigliate di pesce occupano un posto d'onore grazie alla varietà del pescato che ci viene regalato in ogni stagione dal dio Nettuno, in persona.
InsulaGolosaRicette ci racconta come preparare la grigliata di mare seguendo le antiche usanze casalinghe quando le famiglie si riunivano per le feste e si accendeva il fuoco per arrostire il pesce appena pescato. Così iniziava la festa nella festa.

Il sole è alto. La luce abbagliante si scaglia sui campi e sui terrazzi dove è facile intravedere delle tavole di legno puntinate di pomodori rossi di campo, ricoperti di sale marino, quello fine, bianchissimo delle saline sarde.
Nelle ore più calde della giornata appassiscono velocemente. L'acqua al loro interno evapora completamente, profumando l'aria. Il vento lieve di scirocco dà il colpo finale.
L'antico condimento, tipico del Mediterraneo, è pronto per essere conservato e utilizzato tutto l'anno. D'inverno, quando se ne apre un barattolo, sembra che l'estate sia tornata a profumare le stanze della casa.
InsulaGolosaRicette vi spiega come le nostre nonne preparavano questo semplice condimento, che non deve mancare mai nelle minestre di verdure o nel brodo di carne; inimitabile nelle carni bianche e nelle insalate semplici. Ottimo per speziare il pane fatto in casa, tanto amato dai bambini.

La Sardegna è una terra misteriosa. Il suo paesaggio è una distesa di prati e di foreste, dove anticamente gli unici viandanti erano i pastori. Portavano le greggi dai monti del Gennargentu, molto fredde in inverno, fino ai pascoli pianeggianti del Campidano e del Sulcis Iglesiente, molto più miti e fer
...