
Carruba, Garrofa, Silibba, Silimba, Thilibba, Thilimba

Il carrubo è un arbusto sempreverde con chioma tondeggiante e espansa.
In Sardegna è conosciuto come Silibba e s

In Sardegna chi non ha mai visto un banchetto di frutta e verdura davanti al portale in legno? E un'anziana signora che vi invita a provare le prelibatezze colorate?
E chi di voi non ha mai gustato una bella insalata mista, con tante verdure, o una coppa di macedonia con frutta fresca? E' un vero piacere per gli occhi, con tutti quegli stupendi colori, ma soprattutto è un toccasana per la salute del corpo e della mente.
Il Mediterraneo infinito e un uomo solo. Con la sua barca approda su un'isola deserta che cela un grande segreto.
L'acqua è di cristallo, increspata di color smeraldo. Tra gli scogli a picco sul mare, l'uomo scorge una grotta dove vive una divinità gigantesca con un occhio solo... sulle rocce a pelo d'acqua si intravedono le sue impronte.
Appare un'ombra enorme, il sole accecante sull'acqua cristallina, annienta l'eroe e gli fa dubitare della sua stessa vista. L'istinto gli dice che deve andare avanti, anche se gli dei lo puniranno, perché ha superato il limite del conosciuto. Questa terra sta oltre le colonne d'Ercole dove nessun uomo può andare. L'eroe non sa, se mai potrà rivedere la sua Itaca.
Stop! Ulisse? Polifemo? Eroi? Avventure? Miti? Ovvio che sì, siamo in Sardegna, ma la storia che vogliamo raccontare non è questa.
La Sardegna è terra di pastori e contadini, di vento e sole, di mare e foreste. Di passato e futuro.
Il vento soffia da ovest verso est, portando i profumi della macchia mediterranea, del timo e dell'elicriso; il sole sorge a est e fa sbocciare il fiori dello zafferano e colora di giallo i campi di grano. La brezza del mare su tutta l'isola, accarezza i vigneti che si diradano per dare spazio alle foreste custodi di segreti mai svelati.
La natura è parte della gastronomia sarda, perché è un dono difficile da non accettare. Nel piatto, nulla di elaborato, solo ingredienti semplici ma unici, regalati da una terra selvaggia e per molti versi ancora incontaminata.
Settembre. Il sole è ancora caldo e le api svolazzano dappertutto. É iniziata sa binnenna, la vendemmia.
I nostri nonni e i nostri genitori, direbbero "storie d'altri tempi"... ricordando con nostalgia quei giorni della loro gioventù.
Tutta la famiglia si riuniva in campagna e qui iniziava il rito della vendemmia. Innanzitutto venivano lavate le botti di rovere con l'acqua di mare o con l'acqua dolce della fontana; venivano maneggiate con cura e grande religiosità, perché avrebbero custodito il vino per diversi anni a venire.
Poi si andava in vigna a binnennai, a tagliare i grappoli d'uva a mano. Grandi casse di uva bianca o nera venivano portate in spalla a su magazzinu della casa padronale.
Il carciofo spinoso della Sardegna è il re dei campi isolani, con la sua corona spinosa. E' riconosciuto in Europa e nel mondo con la denominazione di origine protetta (DOP) nel 2011.
Oltre al carciofo spinoso, in Sardegna è diffuso il Masedu, caratterizzato dall'assenza di spine, tant'è che in lingua sarda significa mansueto e inerme.
Nelle tavole dei sardi lo spinoso è presente da ottobre fino a maggio quando gli ultimi tagli regalano l'ultimo suo profumo intenso e floreale. La sua consistenza è tenera e croccante e il gusto è corposo con equilibrata sintesi di amarognolo e dolciastro.
Solitamente viene consumato crudo, ottimo in pinzimonio, in insalata e con la bottarga a fette, ma è anche cotto con l’agnello o le patate.
InsulaGolosaRicette propone un contorno tipico della tradizione contadina, molto semplice da preparare, i Carciofi ripieni arrosto, una delizia da provare.

Il carciofo è un ortaggio originario del bacino del Mediterraneo. Ne abbiamo testimonianze nella civiltà egizia e greca. Fu coltivato anche nel periodo romano per le sue proprietà gastronomiche e salutistiche.
L'odierno nome del carciofo deriva forse dalla parola araba Harsciof o Al-Kharsuf che significa spina di terra e pianta che punge.
Ci hanno sempre fatto credere che il carciofo fosse un ortaggio di aspetto poco bello per via delle sue spine appuntite, ma la leggenda ci racconta un'altra storia.

Filari di piccole piante disegnano gli orti e le campagne lontano dalle città. I loro baccelli verdi contengono un legume tanto amato dai sardi ma anche temuto.
Amato perché viene consumato in tanti piatti tradizionali. Temuto perché legato ad una malattia genetica dei globuli rossi, conosciuta come favismo.
Il suo nome è “Vicia faba”, la Fava.
Questo dualismo era già presente nell'antichità. Si racconta che Cerere, la dea della terra e della fertilità avesse donato a una città dell’Arcadia i semi di tutti i legumi tranne quelli delle fave, perché una superstizione voleva che nelle fave “dimorassero le anime dei morti”. Credenza avvalorata anche da Pitagora e dagli stessi usi sardi, che vogliono le fave secche, tra i doni per le anime nella ricorrenza dei defunti.
Anche i Romani le consumavano con uova, miele ed erbe varie. In primavera, durante i festeggiamenti dedicati alla dea Flora, protettrice della natura che germoglia, i Romani le gettavano sulla folla in segno di buon augurio. Concluse le feste, però, la fava tornava ad essere considerata impura e relegata ai soli riti religiosi per i defunti.

Secondo una credenza popolare, chiunque trovi sette semi in un baccello di fava avrà un periodo di grande fortuna.
Io ci ho provato, ma per ora niente, sette semi non li ho ancora trovati!
Vero è che la pianta delle fave porta fortuna all'intero orto, infatti arricchisce il terreno di azoto e attira su di sé tutti i parassiti, che di conseguenza non infestano gli altri ortaggi.
Questa piccola pianta è un ortaggio annuale originario dell’Asia. In Sardegna viene consumato crudo o cotto, fresco o secco a seconda delle stagioni.
In inverno si utilizzano le fave secche per piatti succulenti come la Favata Sassarese, Fave secche con cotenna di maiale, o semplicemente bollite con uno spicchio d'aglio Pisci a collettu.
La primavera, invece, è il periodo della raccolta delle fave fresche, così InsulaGolosaRicette ha scelto una delle tante ricette dei pastori e dei contadini, per augurare a tutti buona fortuna.
Ecco la ricetta delle favette bollite profumate alla menta.

La Sardegna è una terra antica, che continua a tenere vive tradizioni secolari, attraverso atti concreti. «Sa Paradura» dei pastori sardi ne è un esempio. É un'antichissima forma di mutuo soccorso, un simbolo di unione e solidarietà tra gli allevatori.
Spesso gli eventi o le calamità naturali arrivano inaspettati e sorprendono tutti, senza fa
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