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Pungitopo

Ruju che frusciu
(rosso come le bacche del pungitopo)

Pungitopo

Nel freddo dell'inverno, la macchia mediterranea e il sottobosco si macchiano di rosso. Piccole bacche scarlatte, lucide e turgide, sbucano preziose tra il verde dei fusti e delle foglie, annunciando l'arrivo del Natale e del nuovo anno. Sono le bacche del pungitopo, i frutti di una pianta sempreverde, indicatrice di mediterraneità e componente del sottobosco di pinete e leccete.
Presente in gran parte dell'isola, il pungitopo è, assieme all'agrifoglio, il simbolo di Natale, della luce e della abbondanza. La sua presenza era ed è di buon auspicio di fertilità dell'anno che incalza.
La sua presenza nella vita quotidiana giustifica le diverse storie e leggende che lo rappresentano, creando intorno a questa pianta una soffusa magia.
Secondo una leggenda di origini cristiane, le foglie di spine rievocherebbero quelle della corona di Cristo e le bacche il rosso del suo sangue.
Anticamente i contadini e i pastori raccoglievano piccoli mazzi di pungitopo e li sistemavano vicino alle provviste e sulle travi delle cantine, vicino ai salumi e ai formaggi messi ad disseccare, per tenere lontani i topi. Da qui il nome pungitopo.
Si credeva anche che tenessero lontane le streghe, tanto che ogni famiglia teneva un rametto appeso alla porta di casa. Fino a qualche decennio fa, gli spazzacamini utilizzavano fascine di pungitopo per pulire i camini.
In cucina le donne di un tempo tostavano i semi che venivano impiegati come sostitutivi del caffè, di difficile reperibilità.

Chef Quinto Bassu, custode della cucina tradizionale

trippaNelle case in ladiri, (i mattoni di terra cruda), accanto ai camini accesi, le donne appendevano i cestini di asfodelo, intrecciati a mano, decorati con nastri di raso e ritagli di damascato. Erano gli unici oggetti preziosi che potevano permettersi, ma nonostante la semplicità della casa, erano delle artiste in cucina. E

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