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Solo Pane

Il pane è l'alimento principe in Sardegna, terra legata alla natura, all'agricoltura e alla pastorizia. Il pane rappresenta nel suo insieme il lavoro e la fatica dell’uomo e della donna nell'arco di tutto l'anno ed è ricco di simbolismi. Nella tradizione contadina pagana serviva per placare la morte e, con l’avvento del cristianesimo, ha assunto anche il carattere della sacralità. Pensiamo al segno della croce che accompagna tutt'oggi tutte i rituali e le operazioni riguardanti il grano e la farina.
Anticamente il contadino preparava il terreno da arare, (sistà la tula), e tracciava un segno di croce su un cumulo di grano destinato alla semina. Con la prima manata di grano da seminare ne disegnava un altro, quindi terminava preparando un solchetto a forma di croce, che riempiva poi di grano. E poi nei mesi successivi, con il segno di croce dava inizio alla mietitura e, per finire, sul mucchio dei covoni nell’aia prima della trebbiatura e sul grano trebbiato piantava due stecchi a formare una croce.
I segni di croce venivano fatti prima dell’abburattamento domestico della farina, prima dell’impasto, sulla pasta prima della panificazione, e sulla palla di lievito da conservare.
Quando eravamo bambini ci hanno insegnato che il pane è prezioso e a raccoglierlo e baciarlo se cadutoci di mano ed a non mettere mai sopra la tavola la pagnotta del pane capovolta, perché sul diritto era stata disegnata la croce. 
Ed è commovente pensare che un segno così semplice ma così significativo per i fedeli, accompagni la vita quotidiana, non solo nei luoghi di culto, ma in tutti i gesti più comuni.

 

InsulaGolosaRicette vi ripropone alcuni pani molto amati in Sardegna. Fare una lista completa dei pani sardi è impossibile, perché ogni paese ha la sua specialità con una particolare bontà, ma vi consigliamo di gironzolare per i paesi e scoprire panifici artigiani degni delle guide culinarie più rinomate.

pane tipico sardo

Su Civraxiu è una bella focaccia importante di semola di grano duro che mantiene la sua morbidezza per diversi giorni. la sua lavorazione avviene in due fasi: la sera si divide la quantità definita di semola rimacinata e di farina di grano duro e si lavora insieme all'acqua e lievito a birra. Si lascia riposare in un posto caldo e passata la notte, di buon ora, prima dell'alba, si unisce all'impasto la farina e la semola rimanente, lavorandola con cura con l'aggiunta di acqua. Si lascia lievitare ancora e poi inizia la cottura nel forno tradizionale a cupola, detto bianco. Il forno viene scaldato col fuoco della legna e raggiunge la temperatura ottimale diventando bianco.
Una leggenda vuole che a Sanluri un soldato romano di nome Ciro, e un ragazzo, di nome Vargio, inventarono questo buon pane. La gente del posto lo chiamava ciro, altre vargiu, fino a ciro-vargiu o, e abbreviato, Ci-Vargiu, nome che col tempo divenne civraxiu. Tant'è che  il più famoso e forse anche il più buono è quello confezionato a Sanluri, in tanti lo chiamano anche il pane di Sanluri.


Su Coccoi è un pane di pasta dura, confezionato con la semola di grano duro (sa simbua). Solo mani laboriose possono produrre una tale specialità. Su un tavolo di legno s'impasta la farina e lasemola con l'acqua di fonte e il sale. La si lavora a lungo, fino ad ottenere un impasto a cui si dà la forma di un anello: liscio e perfetto viene poi tagliato e decorato con le forbici, per ottenere is coccoi, le creste delle galline. Coccoi in sardo significa gallina. Infine l'immancabile cottura nel tipico forno a legna, vera architettura rurale da salvaguardare come bene comune.

Coccois pintaus, il pane dipinto, tipico delle feste, viene confezionato con la semola e cotto nel forno a cupola tradizionale come su coccoi, ma viene decorato con particolare cura perché viene consumato durante le festività o per occasioni speciali.
Eccone alcuni esempi: i coccois, decorati a foglie di forma molto varia, era pane quotidiano nelle famiglie ricche; i coccois de pitzus, decorati a cresta; i coccois a forma di melagrana (arenada); i coccois a forma di pesce (pisci); i coccois a forma di uccello (pilloni); i coccois a forma di tartaruga (tostoinu); i coccois a forma di rotolo (imboddiada); i coccois a forma di mazzo di fiori (mazz’e froris); i coccois a forma di rosa (arrosa); e poi i coccois a forma di bambina (pippi`a); i coccois a forma di collana (cannacca); i coccois a forma di chiave (craixedda); i coccois a forma di anatroccolo (anadixedda), tutti preparati per la gioia dei bambini.

Coccu, pane di "frumento non fermentato" a forma di focaccia; erano i pastori a confezionarlo al ritorno dalla transumanza, e come vuole l'ospitalità sarda veniva offerto agli ospiti e per le festività. Veniva cotto sul focolare caldo. Una volta cotta  la focaccia veniva ricoperta con la cenere e la brace e poi lavata e ricoperta con un panno.

Aspettando il felice Natale

agnello al limoneLe greggi si spostano silenziose nei campi autunnali dipinti di verde e di rosso. Solo il tintinnio dei campanacci e l'abbaiare dei cani pastore, rompono il lungo silenzio. Tutto è calmo, nel cuore del pastore qualcosa si agita. Sa che è tempo di cambiamenti e che l'inverno sta arrivando. Lunghe g

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Manifesti d'Epoca

Pomodori secchi

Durante l'estate rovente isolana, i pomodori rossi di campo riposano al sole,  imbiancati con il sale marino delle saline sarde. Dopo  pochi giorni diventano un perfetto condimento da utilizzare tutto l'anno.
InsulaGolosaRicette vi ricorda come le donne preparavano questo semplice condimento piccante, ottimo nelle minestre di verdure o nel brodo di carne; inimitabile nelle carni bianche e nelle insalate

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