slide11.jpg

I frutti spontanei

In Sardegna non c'è stagione preferita per passeggiare in campagna. Tutte le stagioni sono ottime. L'inverno è ideale per le lunghe camminate, la primavera per la scoperta dei fiori, l'estate è  l'occasione per arrivare alle spiagge e l'autunno è la stagione dei frutti più buoni. Tra le siepi della macchia, nella boscaglia e nei prati incolti, lungo le coste marine e i corsi d'acqua si trovano arbusti e alberi spontanei che producono frutti succosi, invitanti e colorati. Negli ultimi anni c'è stata una riscoperta dei frutti spontanei e genuini e vale la pena ricordarli ai più, anche perché fanno parte della tradizione contadina e della nostra storia. Usati in cucina, valorizzano i piatti in modo originale e creativo, regalando un plus di ricercatezza.
InsulaGolosaRicette ripropone i più conosciuti nella speranza che nei cuori di tutti ci sia la consapevolezza che la raccolta e il consumo dei frutti spontanei sia gentile e riservato, perché madre natura è generosa con tutti.

 

CORBEZZOLO
Oioi
di Villacidro

corbezzoloPresente in tutto il Mediterraneo il corbezzolo è un alberello alto fino a 5 metri, con chioma espansa di colore verde vivo; nel territorio di Villacidro sono presenti esemplari alti fino a 10 metri, denominati dai locali S'oioi di Villacidro.
I rami presentano la corteccia rossastra e le foglie sono ovali con i margini seghettati, di colore verde scuro e coriacee. Fiorisce da ottobre a dicembre, fruttificando nell'autunno seguente, tant'è che nella pianta sono presenti contemporaneamente i fiori dell'annata in corso con  i frutti derivati dai fiori dell'anno precedente. Il frutto, saporito e colorato di arancio e rosso, appare come una bacca ricoperta di granulazi
oni, ha una polpa carnosa con molti semi. Contiene zuccheri, pectine e vitamine, oltre il luppolo e vari steroli e pigmenti. Dalle bacche si ricava anche un buon distillato, molto amato a fine pasto. Il corbezzolo è un astringente ed antidiarroico; è un antinfiammatorio nei confronti del fegato, delle vie biliari e di tutto l'apparato circolatorio; antispasmodico dell'apparato digerente e delle vie biliari; diuretico, antisettico e antinfiammatorio delle vie urinarie.
Infatti la tradizione vuole che non si possano mangiare più di 6 o 7 frutti alla volta perché se mangiati in quantità danno un senso di nausea e stitichezza. Anche il miele di corbezzolo ha delle ottime proprietà balsamiche, antispasmodiche, antisettiche e diuretiche ed è considerato tra i più pregiati.

 

FICO D'INDIA
Figu Morisca

fico d'India

 Il fico d’India è una pianta molto diffusa in Sardegna, basta gironzolare lungo la costa per rendersi conto di quante piante decorano il paesaggio; in primavera con i fiori colorati e a fine estate con i bei frutti rossi, verdi e arancioni. 
Nativa del Messico, appartiene al genere Opuntia, la pianta di fico d’India ha la capacità di svilupparsi in ambienti aridi. La risorsa alimentare più pregiata è data dai frutti, ricchi di minerali quali calcio,  fosforo, e vitamina C. Vanno consumati freschi subito dopo le prime piogge estive, e sono un ottimo ingrediente per la produzione di liquori, gelatine, marmellate, dolcificanti vari.
Anche le pale, i cladodi, possono essere mangiate fresche, in salamoia, sott'aceto, candite, sotto forma di confettura. In campagna i pastori e gli allevatori le utilizzano come foraggio per gli animali.
Il fico d’India è un ottimo alimento che aiuta a dimagrire grazie alla presenza di fibre solubili e insolubili che controllano l‘appetito e riducono l‘assimilazione di grassi e zuccheri. Si consiglia però di consumare pochi frutti alla volta perché potrebbero essere causa di occlusione intestinale meccanica dovuta ai semi che si “fermano” nell’intestino. Grazie alle loro proprietà in passato i frutti venivano usati dai naviganti dell’intero Mediterraneo per la prevenzione dello scorbuto.
Il fico d’India è così amato nell’isola che nel Campidano di realizzano i famosi fruttini, dolcetti di mandorle, che riproducono i fichi d‘India (ma anche le fragole, le mele, le pere) in modo artistico, tanto da sembrare veri frutti.

  

MORA DI GELSO
Muragessa, morus nigra

gelso neroIl gelso è una albero della famiglia delle Moracee originario dell'Asia, ma diffuso, allo stato naturale, anche in Africa e in Nord America. In Italia e in Europa sono presenti il Gelso bianco (Morus alba) e il Gelso nero (Morus nigra). Quello bianco, importato dall'estremo Oriente da Marco Polo, fu largamente coltivato per la produzione della seta: le sue foglie costituivano il cibo prediletto ed esclusivo dei bachi. Il gelso nero, originario della Persia, Turchia e Arabia, era preferito, invece, per i frutti golosi. Nell'Europa meridionale e in Sardegna veniva ampiamente coltivato il gelso nero, in sardo Sa muragessa, per la produzione dei frutti. Attualmente la sua presenza è piuttosto rara, e gli esemplari presenti sono spesso molto vecchi. Ama i suoli umidi, ma sopporta anche suoli poveri. Di converso si sta ricominciando a piantare gelsi, non solo per delimitare i campi coltivati, come si faceva nell'antico paesaggio ma, anche in città, perché è un bel albero ornamentale che cresce velocemente e ha una chioma larga e bassa che regala una notevole zona d'ombra. Il suo fusto raggiunge anche i 20 metri, i rami sono di colore giallo-grigiastro per il Morus alba  e grigi o bruni nel caso la pianta sia una Morus nigra. I frutti hanno la particolarità di trattenere il picciolo quando cadono dall’albero: le more di morus alba sono tonde, piccole dal colore che va dal bianco al nero. Quelle di morus nigra sono allungate e grosse, di colore nero o rosso scuro.
I frutti del gelso vengono consumati per lo più freschi, e usati per esaltare il gusto e il colore delle macedonie. Vengono utilizzati anche per preparare sciroppi, gelatine, marmellate, sorbetti e granite. In Sardegna la grappa di muragessa, di gradazione molto alcolica, è un ottimo digestivo per le sere d'estate.

 

PRUGNOLO
Prugna selvatica

prugnoloSi pensa che il Prugnolo sia originario dell'Asia settentrionale e del Nord Europa. E’ un arbusto abbastanza longevo: vive in media 60-70 anni. Cresce sparso a piccoli cespugli, sulle pendici soleggiate, ama la luce e non sopporta a lungo l'ombra. Lo troviamo in pianura e in alta collina arrivando anche sino alla quota di 1500 metri, in terreni aridi e pietrosi. In condizioni ottimali può formare in breve tempo agglomerati molto fitti che superano l'altezza di un uomo, espandendosi con i suoi germogli radicali. Per tale motivo consente di creare siepi impenetrabili.
Il Prugnolo è un alberello “ribelle” alla coltura nel senso che è difficilissimo trapiantarlo, tant'è che è simbolo di indipendenza. Nelle antiche credenze popolari era considerato albero magico: l'impenetrabile intreccio dei suoi rami poteva ospitare il bene e il male.
Si credeva che averlo davanti alle case, le proteggesse dal fuoco e dai fulmini, e gli abitanti delle malattie. Portare addosso il pruno selvatico allontanava il male e le calamità ed eliminava i demoni e le negatività. I contadini amavano realizzare bastoni da passeggio, detti "bastoni di spino" che proteggevano il viandante dalle forze oscure del male "presenti" lungo i sentieri. A volte il suo legno era usato per preparare bacchette per la divinazione e capaci di esaudire i desideri; venivano usate in quasi tutti i riti magici, ma dovevano essere confezionate da esperti ed in particolari periodi dell'anno. Il legno è duro e, come quello di molti alberi da frutto, è un apprezzato combustibile.
La pianta, però, è nota da millenni per le sue straordinarie ed eccezionali capacità medicamentose. Le parti maggiormente utilizzate dell’arbusto sono i fiori ed i frutti (prugnole), anche se in alcune zone vengono utilizzate anche le gemme, la corteccia e le foglie.In autunno il fogliame assume un'intensa tonalità giallo-brunastra. I fiori si sviluppano molto prima della fogliazione, e da marzo a maggio fioriscono a migliaia, . Profumano di miele e producono abbondante nettare. Fruttifica da settembre a ottobre con drupe sui rami, ghiotto pasto per uccelli, lepri e volpi.  Le drupe sono sferiche di 10-15 mm. di diametro o al massimo grandi come una nocciola e assumono un colore bluastro che diventa blu-nerastro a maturità. Hanno un sapore aspro, molto acidulo e allappante che diventa poco più dolce dopo il primo gelo. Non dimentichiamo che sono la base dell'ottimo liquore di prugne selvatiche.

 

Chef Quinto Bassu, custode della cucina tradizionale


PatateNella cucina tradizionale le patate e le erbe aromatiche sono considerate ingredienti primari per tutte le pietanze locali. Le patate vengono coltivate negli orti come si faceva nel secolo scorso prediligendo quelle bianche e gialle perché più facili da curare. Le erbe aromatiche invece si trovano facilmente in natura anche se ul

...

Manifesti d'Epoca

carciofi con le spineIl carciofo spinoso della Sardegna è il re dei campi isolani, con la sua corona spinosa. E' riconosciuto in Europa e nel mondo con la denominazione di origine protetta (DOP) nel 2011
Oltre al carciofo spinoso, in Sardegna è diffuso il Masedu, caratterizzato dall'assenza di spine, tant'è che in lingua sarda significa mansueto e inerme.
Nelle tavole dei sardi lo

...

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo