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I frutti spontanei

In Sardegna non c'è stagione preferita per passeggiare in campagna. Tutte le stagioni sono ottime. L'inverno è ideale per le lunghe camminate, la primavera per la scoperta dei fiori, l'estate è  l'occasione per arrivare alle spiagge e l'autunno è la stagione dei frutti più buoni. Tra le siepi della macchia, nella boscaglia e nei prati incolti, lungo le coste marine e i corsi d'acqua si trovano arbusti e alberi spontanei che producono frutti succosi, invitanti e colorati. Negli ultimi anni c'è stata una riscoperta dei frutti spontanei e genuini e vale la pena ricordarli ai più, anche perché fanno parte della tradizione contadina e della nostra storia. Usati in cucina, valorizzano i piatti in modo originale e creativo, regalando un plus di ricercatezza.
InsulaGolosaRicette ripropone i più conosciuti nella speranza che nei cuori di tutti ci sia la consapevolezza che la raccolta e il consumo dei frutti spontanei sia gentile e riservato, perché madre natura è generosa con tutti.

 

CORBEZZOLO
Oioi
di Villacidro

corbezzoloPresente in tutto il Mediterraneo il corbezzolo è un alberello alto fino a 5 metri, con chioma espansa di colore verde vivo; nel territorio di Villacidro sono presenti esemplari alti fino a 10 metri, denominati dai locali S'oioi di Villacidro.
I rami presentano la corteccia rossastra e le foglie sono ovali con i margini seghettati, di colore verde scuro e coriacee. Fiorisce da ottobre a dicembre, fruttificando nell'autunno seguente, tant'è che nella pianta sono presenti contemporaneamente i fiori dell'annata in corso con  i frutti derivati dai fiori dell'anno precedente. Il frutto, saporito e colorato di arancio e rosso, appare come una bacca ricoperta di granulazi
oni, ha una polpa carnosa con molti semi. Contiene zuccheri, pectine e vitamine, oltre il luppolo e vari steroli e pigmenti. Dalle bacche si ricava anche un buon distillato, molto amato a fine pasto. Il corbezzolo è un astringente ed antidiarroico; è un antinfiammatorio nei confronti del fegato, delle vie biliari e di tutto l'apparato circolatorio; antispasmodico dell'apparato digerente e delle vie biliari; diuretico, antisettico e antinfiammatorio delle vie urinarie.
Infatti la tradizione vuole che non si possano mangiare più di 6 o 7 frutti alla volta perché se mangiati in quantità danno un senso di nausea e stitichezza. Anche il miele di corbezzolo ha delle ottime proprietà balsamiche, antispasmodiche, antisettiche e diuretiche ed è considerato tra i più pregiati.

 

FICO D'INDIA
Figu Morisca

fico d'India

 Il fico d’India è una pianta molto diffusa in Sardegna, basta gironzolare lungo la costa per rendersi conto di quante piante decorano il paesaggio; in primavera con i fiori colorati e a fine estate con i bei frutti rossi, verdi e arancioni. 
Nativa del Messico, appartiene al genere Opuntia, la pianta di fico d’India ha la capacità di svilupparsi in ambienti aridi. La risorsa alimentare più pregiata è data dai frutti, ricchi di minerali quali calcio,  fosforo, e vitamina C. Vanno consumati freschi subito dopo le prime piogge estive, e sono un ottimo ingrediente per la produzione di liquori, gelatine, marmellate, dolcificanti vari.
Anche le pale, i cladodi, possono essere mangiate fresche, in salamoia, sott'aceto, candite, sotto forma di confettura. In campagna i pastori e gli allevatori le utilizzano come foraggio per gli animali.
Il fico d’India è un ottimo alimento che aiuta a dimagrire grazie alla presenza di fibre solubili e insolubili che controllano l‘appetito e riducono l‘assimilazione di grassi e zuccheri. Si consiglia però di consumare pochi frutti alla volta perché potrebbero essere causa di occlusione intestinale meccanica dovuta ai semi che si “fermano” nell’intestino. Grazie alle loro proprietà in passato i frutti venivano usati dai naviganti dell’intero Mediterraneo per la prevenzione dello scorbuto.
Il fico d’India è così amato nell’isola che nel Campidano di realizzano i famosi fruttini, dolcetti di mandorle, che riproducono i fichi d‘India (ma anche le fragole, le mele, le pere) in modo artistico, tanto da sembrare veri frutti.

  

MORA DI GELSO
Muragessa, morus nigra

gelso neroIl gelso è una albero della famiglia delle Moracee originario dell'Asia, ma diffuso, allo stato naturale, anche in Africa e in Nord America. In Italia e in Europa sono presenti il Gelso bianco (Morus alba) e il Gelso nero (Morus nigra). Quello bianco, importato dall'estremo Oriente da Marco Polo, fu largamente coltivato per la produzione della seta: le sue foglie costituivano il cibo prediletto ed esclusivo dei bachi. Il gelso nero, originario della Persia, Turchia e Arabia, era preferito, invece, per i frutti golosi. Nell'Europa meridionale e in Sardegna veniva ampiamente coltivato il gelso nero, in sardo Sa muragessa, per la produzione dei frutti. Attualmente la sua presenza è piuttosto rara, e gli esemplari presenti sono spesso molto vecchi. Ama i suoli umidi, ma sopporta anche suoli poveri. Di converso si sta ricominciando a piantare gelsi, non solo per delimitare i campi coltivati, come si faceva nell'antico paesaggio ma, anche in città, perché è un bel albero ornamentale che cresce velocemente e ha una chioma larga e bassa che regala una notevole zona d'ombra. Il suo fusto raggiunge anche i 20 metri, i rami sono di colore giallo-grigiastro per il Morus alba  e grigi o bruni nel caso la pianta sia una Morus nigra. I frutti hanno la particolarità di trattenere il picciolo quando cadono dall’albero: le more di morus alba sono tonde, piccole dal colore che va dal bianco al nero. Quelle di morus nigra sono allungate e grosse, di colore nero o rosso scuro.
I frutti del gelso vengono consumati per lo più freschi, e usati per esaltare il gusto e il colore delle macedonie. Vengono utilizzati anche per preparare sciroppi, gelatine, marmellate, sorbetti e granite. In Sardegna la grappa di muragessa, di gradazione molto alcolica, è un ottimo digestivo per le sere d'estate.

 

PRUGNOLO
Prugna selvatica

prugnoloSi pensa che il Prugnolo sia originario dell'Asia settentrionale e del Nord Europa. E’ un arbusto abbastanza longevo: vive in media 60-70 anni. Cresce sparso a piccoli cespugli, sulle pendici soleggiate, ama la luce e non sopporta a lungo l'ombra. Lo troviamo in pianura e in alta collina arrivando anche sino alla quota di 1500 metri, in terreni aridi e pietrosi. In condizioni ottimali può formare in breve tempo agglomerati molto fitti che superano l'altezza di un uomo, espandendosi con i suoi germogli radicali. Per tale motivo consente di creare siepi impenetrabili.
Il Prugnolo è un alberello “ribelle” alla coltura nel senso che è difficilissimo trapiantarlo, tant'è che è simbolo di indipendenza. Nelle antiche credenze popolari era considerato albero magico: l'impenetrabile intreccio dei suoi rami poteva ospitare il bene e il male.
Si credeva che averlo davanti alle case, le proteggesse dal fuoco e dai fulmini, e gli abitanti delle malattie. Portare addosso il pruno selvatico allontanava il male e le calamità ed eliminava i demoni e le negatività. I contadini amavano realizzare bastoni da passeggio, detti "bastoni di spino" che proteggevano il viandante dalle forze oscure del male "presenti" lungo i sentieri. A volte il suo legno era usato per preparare bacchette per la divinazione e capaci di esaudire i desideri; venivano usate in quasi tutti i riti magici, ma dovevano essere confezionate da esperti ed in particolari periodi dell'anno. Il legno è duro e, come quello di molti alberi da frutto, è un apprezzato combustibile.
La pianta, però, è nota da millenni per le sue straordinarie ed eccezionali capacità medicamentose. Le parti maggiormente utilizzate dell’arbusto sono i fiori ed i frutti (prugnole), anche se in alcune zone vengono utilizzate anche le gemme, la corteccia e le foglie.In autunno il fogliame assume un'intensa tonalità giallo-brunastra. I fiori si sviluppano molto prima della fogliazione, e da marzo a maggio fioriscono a migliaia, . Profumano di miele e producono abbondante nettare. Fruttifica da settembre a ottobre con drupe sui rami, ghiotto pasto per uccelli, lepri e volpi.  Le drupe sono sferiche di 10-15 mm. di diametro o al massimo grandi come una nocciola e assumono un colore bluastro che diventa blu-nerastro a maturità. Hanno un sapore aspro, molto acidulo e allappante che diventa poco più dolce dopo il primo gelo. Non dimentichiamo che sono la base dell'ottimo liquore di prugne selvatiche.

 

Chef Quinto Bassu, custode della cucina tradizionale

La Sardegna è una terra misteriosa. Il suo paesaggio è una distesa di prati e di foreste, dove anticamente gli unici viandanti erano i pastori. Portavano le greggi dai monti del Gennargentu, molto fredde in inverno, fino ai pascoli  pianeggianti del Campidano e del Sulcis Iglesiente, molto più miti e fer

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Manifesti d'Epoca

olive

In autunno tra i colori dorati e aranciati, spiccano i verdi e i viola delle olive mature. E' il tempo della raccolta delle olive. Ancora oggi nelle campagne le famiglie fanno la tradizionale raccolta manuale; ai piedi della pianta vengono preparate le piazzole dove le olive mature cadono a terra,

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