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Sternbergia lutea

zafferanastro

In autunno la campagna si colora di toni caldi e avvolgenti. Tra i ricci spinosi delle castagne e le foglie

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Carnevale, ogni dolce vale

Casalinghe disperate... mai♥

Alziamo i calici

Settembre. Il sole è ancora caldo e le api svolazzano dappertutto. É iniziata sa binnenna, la vendemmia.
I nostri nonni e i nostri genitori, direbbero "storie d'altri tempi"... ricordando con nostalgia quei giorni della loro gioventù. Tutta la famiglia si riuniva in campagna e qui iniziava il rito della vendemmia. Innanzitutto venivano lavate le botti di rovere con l'acqua di mare o con l'acqua dolce della fontana; venivano maneggiate con cura e grande religiosità, perché avrebbero custodito il vino per diversi anni a venire. Poi si andava in vigna a binnennai, a tagliare i grappoli d'uva a mano. Grandi casse di uva bianca o nera venivano portate in spalla a su magazzinu della casa padronale. Qui si pigiava l'uva appena raccolta con i piedi scalzi o più avanti con la frantumatrice manuale. Si otteneva così il mosto che veniva lasciato fermentare per alcuni giorni in grandi tini di legno. I fermenti, l'ossigeno, lo zucchero e quant'altro continuavano l'opera. Il mosto veniva poi torchiato e vinificato. Il liquido profumato veniva poi travasato e conservato con cura nelle botti di rovere precedentemente lavate. La cantina era un luogo magico, il forziere che custodiva il tesoro, qui anche le ragnatele avevano un posto d'onore, per non alterare l'habitat naturale e quindi la bontà del vino. Un lavoro sapiente e preciso che, solo chi aveva dovizia del mestiere, sapeva fare.

 vendemmia

 

 Ripercorrendo i ricordi degli anziani e il lavoro di rinomate cantine sarde, da alcuni anni si è iniziato a parlare delle Strade del Vino per ricondurre gli amanti del vino e i turisti verso quei territori che producono vini doc e docg sardi. La curiosità del viaggiatore, la scoperta del profumo e del sentore del vino si amalgama perfettamente al gusto di un buon primo piatto o un dolce curato ad arte, in un contesto paesaggistico e culturale inedito. Ad ogni zona, la sua uva e il suo vino. Ad ogni strada, una sua connotazione culturale e enogastronomica, proprio ad identificare un territorio già di per sé particolare.

Le strade o i sentieri ci riconducono a quei territori e a quelle cantine ormai conosciute in tutto il mondo. Il Cannonau di Jerzu, il Vermentino di Gallura, il Carignano del Sulcis, il Nuragus di Cagliari, la Malvasia di Bosa e la Vernaccia di Oristano sono alcuni esempi di uno straordinario panorama enologico che proviamo a farvi conoscere.


L'augurio è quello di iniziare il cammino e di scoprire i diversi sentieri del vino, perché quel che conta non è la meta ma il percorso, con i suoi sapori, i suoi panorami, la sua cultura, i suoi racconti.

Alziamo i calici e brindiamo a noi e alla Sardegna.

Arborea

TrebbianoLa DOC Arborea è presente nel territorio di Oristano, in quei bellissimi terreni pianeggianti e fertili, situati a pochi metri sopra il livello del mare, dove un clima caldo e costante è associato a una buona disponibilità idrica. La denominazione di origine controllata Arborea, é riservata ai vini bianchi, rossi e rosati delle seguenti tipologie: Arborea Sangiovese, Arborea Sangiovese rosato, Arborea Trebbiano, Arborea Trebbiano frizzante.
Il Sangiovese Rosso presenta colore rosso rubino, profumo intenso vinoso, sapore asciutto, ma morbido, fresco e aromatico. La gradazione alcolica minima è di 11 gradi. Si accompagna a salsiccia sarda, provolone, agnello in umido e pollame e servito a temperatura di 16-18°C. Il Sangiovese Rosato ha colore rosato tendente al cerasuolo, profumo delicato, sapore asciutto, armonico, sapido e fresco. La gradazione alcolica è di 11 gradi. La versione Rosato va abbinata a caciotta fresca e zuppa di farro e va servita a una temperatura di 13-14°C. sangioveseIl Trebbiano ha colore giallo paglierino talvolta con riflessi verdolini, odore tenue e delicato, sapore secco o amabile, fresco, leggermente acidulo, armonico. La gradazione alcolica minima è di 10,5 gradi.  Il Trebbiano va degustato con Pecorino sardo, zuppa di pesce, primi piatti regionali e pesci grigliati. La temperatura di servizio deve essere di 8-10°C. La Doc Arborea versione Trebbiano, nei tipi secco e amabile, può essere utilizzata per la produzione del tipo frizzante naturale. Il tipo Amabile deve portare in etichetta la specificazione Amabile.

Campidano di Terralba

Bovale Terralba

I vini DOC Campidano di Terralba o Terralba sono ottenuti dalle uve provenienti da vigneti costituiti per almeno l’85% dai vitigni Bovale (Bovaleddu) e/o Bovale grande (Bovale di Spagna). E’ ammessa la presenza fino ad un massimo del 15% di uve provenienti da vitigni a bacca nera.  Le uve prodotte nel territorio dei comuni di Baressa, Gonnoscodina, Gonnostramatza, Marrubiu, Masullas, Mogoro, Morgongiori, Palmas Arborea, Pompu, Santa Giusta, San Nicolò d’Arcidano, Simala, Siris, Terralba e Uras, in provincia di Oristano, e dei comuni di Arbus, Collinas, Gonnosfanadiga, Guspini, Pabillonis, San Gavino Monreale, Sardara e Villanovaforru, assicurano ai vini Campidano di Terralba o Terralba un titolo alcolometrico minimo naturale dell'11% vol mentre per le tipologie «Superiore» e «Riserva» un titolo alcolometrico minimo naturale del 12%.

Campidano di Terralba o Terralba Bovale e Bovale grande non possono essere immessi al consumo prima del 31 marzo successivo alla annata di produzione delle uve. Per la tipologia «Riserva» è previsto un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno due anni che decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.

Dai colori rosso rubino più o meno chiaro si riconosce dai profumi. vinosi e fruttati, molto intensi, con gusti sapidi e asciutti, dal corpo pieno e di carattere. Tra i migliori dell'isola, è un vino a tutto pasto, ma preferisce le grigliate di carni miste e piatti di maiale e pecora. Viene servito sia a basse temperature, intorno ai 13-14°C, che a temperature tra i 18 e i 20°C.

 

 

Cannonau di Sardegna

Cannonau vitigno

Il Cannonau è il vitigno a bacca nera di probabile origine spagnola, il più diffuso in Sardegna e il suo vino rosso è il più conosciuto nel mondo: richiama immediatamente alla memoria l'isola, le sue antiche tradizioni e la sua speciale ospitalità.
La coltivazione del vitigno, però, trova il suo ambiente d'elezione nelle zone più interne, in particolare l’Ogliastra. Dalle uve Cannonau si produce il vino Doc Cannonau di Sardegna, rosso o rosato, ottenuto per il 99% di uve Cannonau e il restante 1% massimo da uve di produzione locale. L'invecchiamento obbligatorio minimo di questo vino è di un anno, del quale, almeno 6 mesi, trascorsi in botti di rovere o castagno. La Doc Cannonau di Sardegna comprende le sottocategorie: Jerzu, Capo Ferrato, Oliena o Nepente di Oliena. Inoltre, in uvaggio con il Bovale sardo e la Monica, partecipa alla Doc Mandrolisai.
Nella versione Secco, il Cannonau si presenta di colore rosso granata intenso, tendente all'arancio con l'invecchiamento nella versione Riserva; il profumo è intenso e molto vinoso con evidente nota dell'uva, sottobosco e prugne; il sapore è secco, sapido, generoso e persistente. Va servito a circa 20°C e è particolarmente adatto ai piatti di carne, come arrosti e selvaggina. Nell'abbinamento con i formaggi, vanno prediletti i pecorini stagionati e piccanti.

Carignano del Sulcis

carignano del sulcis

Il Carignano del Sulcis è un vino DOC tipico della zona del Sulcis fra le ultime propaggini montane della Sardegna sud-occidentale e il mare, su terreni sabbiosi e calcarei. Furono i Fenici, fondatori dell'antica Solki nell'isola di Sant'Antioco, ad introdurre in Sardegna questo meraviglioso vitigno.
Esistono diverse tipologie del vino doc: rosato, rosso, superiore, riserva, novello, passito. É costituito da un min dell'85% di uva carignano ma possono concorrere altre uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici con un max del  15%.

Il Carignano rosso si riconosce dal colore rubino, dal gusto caldo e secco, con una gradazione alcolica di 11,5 gradi, il Carignano si accompagna ottimamente al pecorino sardo di media stagionatura, salsiccia sarda, capretto e porchetto arrosto e allo spiedo, piccione all’uva. Va servito con una temperatura di 16-18°

Il Carignano rosato si distingue dal colore appunto rosato più o meno carico con un odore gradevolmente vinoso e dal sapore asciutto e armonico, ovvero caratteristico. Temperatura di servizio 12-14° e si accompagna bene con Fiore sardo, caciotta fresca, zuppe e impanadas.

Le uve selezionate vengono raccolte già mature, vengono adagiate su graticci e lasciate appassire in un fruttaio aperto lateralmente, per consentire un’adeguata ventilazione. A seguire subiscono una macerazione delle vinacce per 2 o 3 giorni e un affinamento di 6 mesi in botti di rovere e ulteriori 3 mesi in bottiglia. Con i suoi 15% vol. di gradazione alcolica, il Carignano passito possiede un colore rubino intenso che sfuma verso l'ambrato e all’olfatto offre un’esplosione di sentori di sottobosco, macchia mediterranea, marasca e amarena. È ricco di corpo, dolce ed equilibrato al gusto. Invecchiato da 3 a 6 anni è ottimo se accompagnato a dolci tipici come le sebadas, i bianchittu e i piricchittus  Temperatura di servizio 16-18°.

 

 

 

Cocktail alla melagrana

Cocktail melograna La stagione fredda è arrivata e le festività sono ormai alle porte, così InsulaGolosaRicette vi suggerisce un cocktail alla melagrana con struttura, aroma e colore tipicamente festaiolo. Alcuni frutti semplici, melagrana e mela, regalati da madre natura e un buon prosecco sardo, fanno la giusta alchimia per un cocktail divertente e originale da offrire anche come aperitivo per il pranzo di Natale o la cena di San Silvestro. Parole d'ordine, Buon divertimento.

 

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Cocktail all’arancia

aranceRendiamo omaggio al sole, che illumina la nostra isola, scandendo le stagioni e i raccolti, con un cocktail agli agrumi di San Sperate: struttura, aroma e colore devono essere ben bilanciati per ottenere un effetto aranciato. Ecco quindi una semplicissima ricetta per  un cocktail, fresco e giovane, risultato di una miscela ben proporzionata ed equilibrata di ingredienti alcolici e aromi naturali prodotti esclusivamente in Sardegna.

 

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Girò di Cagliari

girò di CagliariIntrodotto nel Campidano di Cagliari durante la dominazione spagnola, il Girò è vitigno di pregio e potenzialità per la produzione del vino Doc da dessert, riconoscibile immediatamente per la raffinatezza. Si è diffuso nell’Isola durante l'amministrazione piemontese, grazie alla politica viticola attuata (1736) dal viceré Marchese di Rivarolo, il quale rese obbligatoria la coltura del vigneto persino con la minaccia della confisca delle terre. In Sardegna anche il Girò, agli inizi del secolo scorso, venne colpito dalla fillossera che colpì tutti i vigneti sardi, i quali avevano registrato alla fine dell’Ottocento la loro massima espansione, ma si riprese successivamente con l’avvento delle nuove tecniche di coltivazione della vite innestata su piede americano.
La qualità e le caratteristiche organolettiche del Girò di Cagliari sono il risultato della coltivazione della vite sui caratteristici terreni, soprattutto nella provincia di Cagliari e alcuni della provincia di Oristano, dove sono presenti diverse essenze tipiche della macchia mediterranea. L’ambiente geografico, nelle sue molteplici diversità, si rispecchia nelle caratteristiche del vino e nelle sue diverse tipologie producibili quali il rosso e il liquoroso. Per la tipologia Liquoroso riserva è previsto un invecchiamento di almeno due anni, di cui uno in botti di rovere o di castagno; è un ottimo vino da dessert.
Il Girò di Cagliari Rosso si presenta con un intenso rosso rubino dai bagliori aranciati ed profumi che ricordano confettura di ciliegie, caramello e cotognata; in bocca è consistente e vellutato, equilibrato e fine per dolcezza e calda suadenza. Si accompagna a pietanze delicate di fine pasto.

 

 

 

Le rose nei vigneti

rosaAvete mai avuto la fortuna di trovare una rosa, capofila in un filare di un vigneto? Se la risposta è positiva, considerativi dei privilegiati, perché quella rosa non è solo bella e profumata ma è anche la guardiana della salute della vite.

Gli antichi sapevano che la rosa è una pianta molto delicata e piantarla nei pressi della vite li aiutava a capire se il vitigno poteva essere aggredito da malattie come lo iodio (il mal bianco) o la peronospora. 
Ora gli studi confermano che la rosa si ammala in anticipo rispetto alla vite, solitamente una settimana prima, dando la possibilità al contadino vignaiolo di intervenire con irrorazioni a base di zolfo o ramato.

Rose vignetoAndata in disuso con il mutare delle tecniche agrarie e di allevamento della vite, questa pratica antica è stata ripresa da molti vignaioli nostalgici e soprattutto molto attenti a cicli biologici naturali, nella consapevolezza che un paesaggio fiorito giova all'immagine territorio e alla produzione del buon vino. Non è difficile quindi percorrere le strade sterrate che costeggiano i vigneti e sentire il profumo della vite insieme a quello delle rose. I loro colori inizialmente si mimetizzano armoniosamente e più ci si avvicina, più l'immagine prende forma, regalandoci emozioni  inedite. 

Malvasia di Bosa

Malvasia di BosaProbabilmente importato dalla Grecia in epoca bizantina la Malvasia è un vino Doc prodotto a Bosa e a Cagliari. L’area di produzione del vino Malvasia di Bosa è in Planargia, una porzione di territorio della Sardegna Centro-occidentale compresa tra Bosa a nord e Punta di Foghe alle foci del Rio Mannu a sud. Il vitigno Malvasia fornisce il miglior prodotto se coltivato su terreni sciolti, magri e soleggiati, poveri di azoto e sostanza organica e ricchi di potassio. Il vitigno viene prevalentemente impiantato nelle colline calcaree, a quote comprese tra il livello del mare ed i 300 metri di altezza, in terreni costituiti in parte da tufi pomicei lacustri e fluvio lacustri, e in parte da calcarei organogeni od arenacei talvolta marnosi. Sono ben soleggiati, principalmente collinari, a volte pianeggianti, o con dolce declivio. In Planargia la varietà Malvasia è generalmente coltivata in purezza ma, specie nei più vecchi vigneti, si ritrova insieme ad altre varietà locali tipiche del germoplasma della Sardegna, quali il Cannonau, il Vermentino, il Pascale, i Moscati, i Bovali, il Retagliadu, il Torbato e il Nasco.
La Malvasia di Bosa può assumere diverse tipologie: liquoroso dolce naturale, liquoroso secco, dolce naturale, secco naturale. La durata dell’invecchiamento varia dai due ai tre anni. Il colore va dal giallo paglierino al dorato. L'odore intenso, e delicatissimo dal sapore secco, alcolico, con retrogusto amarognolo. E' un vino da degustare alla fine del pasto con un dessert e si accompagna splendidamente alla pasticceria secca a base di mandorle (sospiri, pirikittos e amaretti). Nei primi tre anni di invecchiamento può essere consumata anche come aperitivo.

Malvasia di Cagliari

malvasia di Cagliari

Taluni dei vitigni che portano il nome Malvasia danno uve a sapore aromatico, altre a sapore semplice, ma la Malvasia coltivata in Sardegna non appartiene ad alcuna delle due grandi famiglie di Malvasie esistenti in Italia: la malvasia di Piemonte, che dà un vino fino, di delicato aroma; quella di Lipari, che dà un celebre vino liquoroso, di aroma delizioso; tuttavia, di una prende l'aroma intenso e delicato, dell'altra il sapore dal retrogusto amarognolo.
Raffinato ed elegante vino da dessert e da meditazione, spesso decantato per la sua soave e straordinaria eleganza, è tradizionalmente considerato simbolo di ospitalità e amicizia e viene riservato ad occasioni e persone speciali. In Sardegna da questo rinomato vitigno si producono due vini DOC diversamente caratterizzati: la Malvasia di Bosa e la Malvasia Doc Cagliari.
Il Doc Malvasia di Cagliari si ottiene con le uve dei vitigni di Malvasia coltivati nella zona sud-orientale della Sardegna al 100%. Il vino di questa Doc si distingue dagli altri vini prodotti con uve del vitigno Malvasia per il sapore e l'aroma molto intenso.
Il DOC Malvasia di Cagliari liquoroso,  se sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno due anni, di cui uno in botti di rovere o di castagno, può portare in etichetta la menzione aggiuntiva “riserva”.
Malvasia di Cagliari Il Malvasia Doc Cagliari Liquoroso Dolce si abbina a dolci complessi, dolcetti di pasta di mandorle, amaretti, formaggi piccanti o erborinati. Va servito in piccoli calici che permettono la concentrazione dei profumi e degli aromi a una temperatura di 16-18°C.

Mandrolisai

Mandrolisai

Il vino Mandrolisai Doc prende il nome storico dell’omonima zona geografica di produzione, situata nella parte centro occidentale della Sardegna, caratterizzata da terreni situati in alta collina dei Comuni di Ortueri, Atzara, Sorgono, Tonara, Desulo, Meana Sardo e Samugheo. Cisto, corbezzolo, lentisco, ginestra, mirto, leccio sono la vegetazione naturale di questi terreni soleggiati, ben esposti, con temperature ottimali e buone escursioni termiche, che permettono la coltivazione dei vitigni del prestigioso vino. Il Bovale sardo, localmente denominato Muristellu, costituisce la base del Mandrolisai con Monica e Cannonau. Il Muristellu fu introdotto in Sardegna dalla Spagna, nel periodo della dominazione aragonese e a tale epoca risale la sua coltivazione da parte dei viticoltori sardi.
La qualità del vino si riconosce dal bel colore rosso intenso con riflessi granati, che esprime carattere, forza e  armonia gustativa morbida ed elegante.
Il vino Mandrolisai Rosso DOC ha un bouquet fresco, fruttato, rotondo e un gusto secco, sapido, caldo, pieno, giustamente tannico, bilanciato e ben strutturato. Si consiglia di consumarlo in bicchieri Borgogna alla temperatura di 18 -20°C. Si abbina a carni rosse, cacciagione e formaggi stagionati.

 

Monica di Cagliari

Il vitigno rosso Monica è uno dei vitigni sardi più antichi, ed è diffuso in tutto il territorio isolano, in cui risulta complessivamente presente con una frequenza pari al 13%. Gli ettari interessati sono più di 3000 e le migliori potenzialità produttive del vitigno si esprimono al meglio sui terreni a media profondità di natura calcarea, in zone collinari basse a media pendenza, e a forte esposizione al sole. Probabilmente è giunto in Sardegna intorno all'XI secolo, quando i monaci camaldolesi iniziarono a coltivare i terreni attorno ai conventi, da cui il nome Monica, da Monaco; secondo alcuni è stato introdotto in epoca aragonese, infatti in qualche zona viene chiamato Monica di Spagna o uva Mora.
Dal vitigno Monica si ottengono due tipologie DOC: Monica di Sardegna e Monica di Cagliari. In uvaggio con il Bovale sardo e il Cannonau partecipa alla Doc Mandrolisai.
Entrambe le tipologie hanno un gusto secco, caldo, sapido e gradevole al palato. Per apprezzarne appieno le qualità è consigliata una consumazione quando è ancora giovane.
uva monicaLa Monica di Cagliari ha un tasso alcolico di 14,5 gradi. Il suo colore rosso rubino tenue, tendente all'arancione con l'invecchiamento, si distingue dal Monica di Sardegna che con l'invecchiamento tende all'amaranto. Ha profumo etereo, intenso ma delicato, sapore gradevole, morbido e vellutato. Non può essere immesso al consumo prima del 1° luglio successivo all'annata di produzione delle uve.
Sotto la sua
denominazione viene autorizzata la produzione di vini rossi Secco o Dry, Dolce, Liquoroso Secco o Dry e Liquoroso Dolce. Il Liquoroso può essere etichettato anche Riserva quando è invecchiato per almeno due anni di cui uno in botti di rovere o castagno.
Il Rosso Secco ha colori rosso rubino tenue, tendente all'aranciato durante l'invecchiamento. I profumi sono eterei, intensi ma delicati e il gusto secco e vellutato; è alcolico e molto gradevole.
Il Rosso Dolce mantiene le caratteristiche del secco però con una bocca più dolce e morbida.
Il Liquoroso è fine e persistente, con spiccati aromi caratteristici e vellutato al palato, asciutto nella sua versione secca e morbido in quella dolce.
Il Liquoroso Secco è un vino da aperitivo o con la selvaggina con salse elaborate, mentre il Dolce si presta alla meditazione e ai dessert sardi di ricotta o di mandorle.
Il Monica, nettare divino.

 

 

 

 

 

Monica di Sardegna

uva monica

Il Monica di Sardegna è un vino rosso con un tasso alcolico di 13 gradi; il suo colore rosso con riflessi violacei esalta il profumo intenso e gradevole. Al palato si presenta asciutto, sapido con caratteristico retrogusto. Accompagna brillantemente primi piatti, minestre, carni bianche e formaggi a pasta molle. Per apprezzarne appieno le qualità è consigliata una consumazione quando è ancora giovane.
Il vitigno rosso Monica è uno dei vitigni sardi più antichi e diffuso in tutto il territorio isolano, presente con una frequenza pari al 13%. Gli ettari interessati sono più di 3000 e le migliori potenzialità produttive del vitigno si esprimono sui terreni a media profondità di natura calcarea in zone collinari basse a media pendenza e forte esposizione al sole. Probabilmente è giunto in Sardegna intorno all'XI secolo, quando i monaci camaldolesi iniziarono a coltivare i terreni attorno ai conventi, da cui il nome Monica, da Monaco; secondo alcuni è stato introdotto in epoca aragonese, infatti in qualche zona viene chiamato Monica di Spagna o uva Mora.
Dal vitigno Monica si ottengono due tipologie DOC: Monica di Sardegna e Monica di Cagliari. In uvaggio con il Bovale sardo e il Cannonau partecipa alla Doc Mandrolisai.

Moscato di Cagliari

Moscato di Cagliari

Il vitigno Moscato Bianco è presente in Sardegna sin dai tempi dei Romani. Le condizioni climatiche e dei terreni devono essere tradizionali per conferire quelle caratteristiche che distinguono Moscato bianco di Sardegna nettamente da tutti gli altri Moscati bianchi italiani. A seconda della zona in cui l'uva viene coltivata, i vini che si producono da questo vitigno hanno qualità diverse e specifiche. In Sardegna si producono tre distinti vini DOC: il Moscato di Cagliari Doc, dolce naturale o liquoroso, il Moscato di Sorso-Sennori, liquoroso dolce naturale, ed infine il Moscato di Sardegna spumante, in cui si identifica la sottodenominazione Tempio o Gallura. Per produrre il Moscato di Cagliari Doc vengono impiegate anche uve di vitigni coltivati nella zona che va dal Campidano fino al Basso Sulcis e nell'isola di Sant'Antioco. La vendemmia avviene quando l'uva è in avanzato stato di maturazione, ma non ancora appassita. Il Moscato di Cagliari Doc viene prodotto nelle versioni Dolce naturale dal colore giallo dorato brillante, dall'intenso aroma caratteristico e dal sapore squisitamente dolce, vellutato che ricorda l'uva; e Liquoroso dolce naturale riconoscibile all'odore e al sapore per una maggiore finezza e uno spiccato aroma.Il Moscato di Cagliari Doc si abbina piacevolmente a dolci a pasta non lievitata, pasticceria secca a base di mandorle, crostate alla confettura di pesche o arance, torte alla frutta secca, formaggi molto saporiti ed erborinati. Va degustato in piccoli calici a tulipano a una temperatura non molto fredda, dai 10 ai 12°C.

Moscato di Sardegna

Moscato di Cagliari

Il Moscato di Sardegna è un vino bianco spumante doc ottenuto da uve Moscato. Era già molto conosciuto dai Romani che lo chiamavano vitis apiana, la vite delle api, poiché questi laboriosi insetti venivano attirati dal dolcissimo sapore, ma alcuni sostengono che il vitigno Moscato era presente nell'isola già in epoca pre-romana.
I
n Sardegna si producono tre distinti vini DOC: il Moscato di Cagliari, dolce naturale o liquoroso, il Moscato di Sorso-Sennori, liquoroso dolce naturale, ed infine il Moscato di Sardegna spumante, con la sottodenominazione Tempio o Gallura, dovuta al territorio di produzione. Infatti le condizioni pedoclimatiche influenzano decisamente la qualità dell'uva e quindi quella del vino ottenibile: nei terreni su substrato calcareo tipici del Campidano e della Romangia l'uva si presenta molto zuccherina, ricca di aromi, ma povera di acidi, mentre nei terreni granitici della Gallura si ottiene un'uva meno zuccherina, ma più acidula e con un caratteristico delicato aroma, che si presta ottimamente per ottenere il rinomato vino spumante, un vino eccezionale, unico, dal grande aroma e dal profumo inconfondibile. All'olfatto presenta dei fondi fruttati tipici del vitigno d'origine e al palato è dolce.
Il Moscato di Sardegna Doc si abbina piacevolmente con tutta la pasticceria e la frutta in genere. Va degustato in flute a una temperatura dai 5 ai 6°C.

Moscato di Sorso e Sennori

Moscato Sorso e Sennori

Il Moscato di Sorso-Sennori è un vino DOC, prodotto esclusivamente dal vitigno Moscato bianco nel territorio della Romangia, situato nella Sardegna Nord-Occidentale. La storia viticola della Romangia è strettamente intrecciata con la cultura popolare di una gente laboriosa, gelosa di un’identità storica, culturale e linguistica, orgogliosamente preservata e tramandata fino ad oggi.
La coltivazione della vite ha origini antichissime, testimoniata in letteratura e confermata da diversi studi archeologici. In località “Geridu”, in Comune di Sorso, numerosi i reperti archeologici quali: ritrovamenti di vinaccioli carbonizzati, roncole per la potatura e per la vendemmia, boccali di ceramiche usati per bere il vino e vasi vinari.
Anche nella zona della “Pedraia”, nel territorio comunale di Sorso, gli archeologi hanno trovato un impianto di vinificazione scavato nella roccia calcarea, che reca incisa su un pilastro la data del 1602.
Insieme al Moscato di Cagliari e al Moscato di Sardegna, il Moscato di Sorso-Sennori Doc rappresenta l'eccellenza del Moscato: liquoroso dolce naturale, ha un colore giallo dorato carico, il cui aroma caratteristico sprigiona sentori intensi dal sapore dolce, pieno e fine.
La DOC Moscato di Sorso-Sennori è riferita a 4 tipologie di vini: il Moscato di Sorso-Sennori bianco dal  colore giallo dorato e dall'odore intenso, caratteristico legato al sapore dolce, fine, vellutato. Il Moscato di Sorso-Sennori passito: dal colore: giallo dorato e dal profumo intenso ed etereo, di frutta matura legato al sapore: dolce, pieno, mielato; Il Moscato di Sorso-Sennori» liquoroso: colore giallo dorato con odore intenso, caratteristico, etereo; arricchito dal sapore dolce, complesso, fine; e infine il Moscato di Sorso-Sennori spumante: dalla spuma fine ed evanescente; riconoscibile dal colore giallo paglierino e dall'odore aromatico e delicato, caratteristico; il sapore è dolce e delicato, fruttato e caratteristico di Moscato. Quindi in tutte le tipologie si riscontrano aromi floreali e fruttati tipici della cultivar di base, e con note, in particolare nelle tipologie “bianco”, “passito” e “liquoroso”, di miele, mandorle e frutta secca.
Il Moscato di Sorso-Sennori Doc va abbinato a tutta la pasticceria dal sapore delicato e a torte di frutta. La versione Liquoroso dolce è ottimo con pasticceria secca a base di mandorle o frutta secca, ma anche ai formaggi piccanti.
Tutti vanno degustati in piccoli calici a tulipano a una temperatura che va dai 10 ai 14°C.

Nasco di Cagliari

 Nasco di CagliariIl Nasco di Cagliari D.O.C. è la perla dell'enologia sarda, ottenuto da uve Nasco in purezza. E' un vitigno unico al mondo coltivato esclusivamente in Sardegna, in particolare nel cagliaritano. Le produzioni sono limitatissime e si attestano sui 350 quintali annui. É quindi un prodotto rarissimo ed eccezionale, apprezzato soprattutto dai palati più competenti e severi.
Il nome Nasco deriva dal sardo Nascu ovvero muschio, a indicare il profumo di sottobosco tipico delle uve da cui si produce.
Il Nasco di Cagliari viene prodotto nelle versioni Dolce naturale, Secco, Liquoroso dolce naturale e Liquoroso secco.
Il Nasco di Cagliari Doc, nelle versioni Dolce naturale e Secco, risulta di un colore giallo dorato limpidissimo ha un profumo muschiato, intenso e persistente, fruttato, aromatico e molto fine. Il suo gusto dolce e caldo, è di ottima struttura, molto equilibrato e persistente. Si abbina elegantemente a formaggi piccanti, alla frutta e a tutta la pasticceria secca, ma dà il meglio di sè abbinato alle seadas.
Il tipo secco è indicato come aperitivo e per antipasti molto raffinati di crostacei e molluschi. Entrambe le versioni vanno degustate in coppe larghe a una temperatura di 6-8°C o in calici svasati a 8-10 °C.
Le versioni Liquoroso dolce naturale e Secco hanno colore che va dal giallo paglierino al giallo dorato brillante. All'odore e al sapore presentano una maggiore finezza e un più spiccato aroma rispetto alla versione Dolce naturale. Il Nasco di Cagliari Doc Liquoroso dolce naturale va abbinato a pasticceria secca, torte con creme e confetture di frutta, biscotti alla pasta di mandorle. Il liquoroso è da dessert oppure da fuori pasto. Entrambe le versioni vanno degustate in calici di piccola capacità a tulipano a una temperatura di 12-14°C.

 

Nuragus di Cagliari

Nuragus di Cagliari

Tra i vitigni a bacca bianca della Sardegna, il Nuragus di Cagliari DOC è il più diffuso nell'isola, anche se la presenza di questo vitigno è concentrata soprattutto nelle province di Cagliari e Oristano. Sopravvissuto agli attacchi di fillossera che nei primi anni del '900 distrussero altre varietà di vitigni, il Nuragus ha riempito i vuoti lasciati dalle altre varietà e ha espanso ulteriormente il proprio vigneto. L'elevata diffusione è dovuta anche alla sua rusticità e alla resistenza nei confronti dei parassiti della vite, oltre che alla facilità con cui si adatta a ogni tipo di terreno. Inoltre la grande generosità produttiva lo ha reso un vino molto amato tra i vignaioli sardi. L'origine del vitigno Nuragus è incerta: alcuni ritengono che furono i navigatori fenici, fondatori della antica città di Nora i cui ruderi sono ancora visibili nella zona costiera a sud-ovest di Cagliari, a impiantare il vitigno nell'isola. Secondo altri si tratterebbe di un vitigno autoctono. Chi sostiene l'origine fenicia del vitigno fa derivare il nome del Nuragus di Cagliari dalla locuzione nur che nell'antica lingua fenicia significava "fuoco": gli acini maturano grazie all'esposizione del sole e del calore; chi invece sostiene l'origine autoctona, accosta il nome del vitigno a quello dei Nuraghi, poiché il grappolo ha una forma simile a quella di un nuraghe rovesciato. Alcuni avanzano anche un'altra ipotesi, ossia un vitigno di origine selvatica derivante da modificazioni di viti introdotte dai Romani nel territorio di Valentia, in prossimità dell'attuale paese Nuragus, da cui probabilmente prende il nome.
Il vino Nuragus di Cagliari è di colore giallo paglierino tenue, talvolta con riflessi verdognoli; è caratterizzato da un bouquet leggero e gradevole, con profumi di mela verde e delicate note agrumate, e da un gusto sapido e piacevolmente fresco al palato, secco oppure amabile a seconda della tipologia, morbido e leggero di corpo. La gradazione alcolica varia a seconda della zona di produzione, ma non è comunque mai inferiore ai 10,5°. Si produce anche nelle tipologie frizzante e amabile con le sottocategorie, tranquillo e frizzante.
Il Nuragus di Cagliari Doc è un vino da pasto nella versione secco e da fine pasto nella versione amabile. Il Nuragus di Cagliari Secco si accosta piacevolmente insieme a piatti di pesce, zuppe di conchigliacei, antipasti magri, pesce arrosto o alla griglia, crostacei lessati conditi con olio d'oliva. Si abbina bene anche a carni bianche, formaggi giovani, torte salate di verdura e primi piatti delicati.
È un ottimo aperitivo se servito molto freddo.
Va degustato in calici a tulipano svasato, a una temperatura di servizio tra i tra i 6 e gli 8° C, se abbinato a piatti freddi, e 12° C se accostato a piatti caldi. Si consuma giovane o dopo un moderato invecchiamento di uno o al massimo due anni in luogo fresco e buio, in bottiglie diritte.

Sardegna Semidano

Sardegna Semidano

Il Sardegna Semidano Doc è un vino da pasto o da fine pasto prodotto anche nelle versioni Spumante, Superiore, Passito e Mogoro (sottozona). Si ottiene con uve del vitigno Semidano per l'85% con il concorso di altri vitigni a bacca bianca non aromatica fino a una percentuale massima del 15%. La vite è presente in Sardegna da tempi remoti; la sua coltura non ha avuto interruzione nei vari secoli ma la produzione è diventata stabile soltanto nell'Ottocento, durante il Regno sardo-piemontese, quando nel resto d'Europa molti vigneti venivano colpiti dall'epidemia di fillossera.
Il Sardegna Semidano Doc presenta un colore giallo paglierino con riflessi dorati e ha un profumo delicato, fruttato e caratteristico; il sapore è morbido, sapido e fresco. La gradazione alcolica minima è di 11 gradi. Va degustato con conchigliacei anche crudi, minestre e risotti di terra e di mare, fritture e grigliate miste di pesce. Il calice consigliato è quello di media capacità a tulipano svasato; la temperatura deve essere di 8-10°C.
Il Sardegna Semidano Doc Spumante ha colore giallo paglierino con riflessi tendenti al verdognolo, perlage fine e persistente. Il profumo è caratteristico e delicato, il suo sapore è sapido, fresco, secco o amabile o dolce e leggermente aromatico. La gradazione minima è di 11,5 gradi. Va abbinato a dolci da forno, dolci a pasta lievitata, soprattutto a base di frutta. Va degustato in calici flute a una temperatura di 6-8°C.
La versione Passito ha colore giallo oro, odore intenso, etereo di frutta matura, sapore dolce, pieno e mielato. La gradazione minima è di 15 gradi. É ottimo se accompagnato a dolci da forno e a pasticceria secca; è anche un vino da meditazione e di fine pasto. Va servito in calici di media capacità a tulipano a una temperatura di 10-12°C.

 

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