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Pramma agreste, Buatta

palma nana

La palma nanapalma di San Pietro, (nome scientifico Chamaerops humilis L.è un arbusto cespuglioso della macchia mediterranea, con fusto breve tipico nelle

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Carnevale, ogni dolce vale

Casalinghe disperate... mai♥

Finocchietto selvatico

Finugu aresti

finocchiettoIl finocchietto selvatico è una pianta perenne e spontanea, dall'alto fusto alto. Possiede foglie di colore verde e produce in estate ombrelle di piccoli fiori gialli. Si utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti (impropriamente chiamati "semi").
La raccolta del fiore del finocchio selvatico avviene  a partire dalla metà d'agosto fino a ottobre quando il fiore è "aperto". Il fiore si può usare fresco o si può essiccare, all'aperto, ma lontano dai raggi diretti del sole, che farebbero evaporare gli olii essenziali. I frutti, impropriamente chiamati semi, si raccolgono all'inizio dell'autunno, quando è avvenuta la trasformazione del fiore in frutto. Le "barbe" o foglie e i teneri germogli, invece, si possono cogliere dalla primavera all'autunno inoltrato. In cucina si possono usare tutte le sue parti. I "semi", che sono più o meno dolci, pepati o amari, a seconda della varietà, e le foglie o "barba", i rametti più o meno grandi utilizzati per cucinare le olive verdi schiacciate e confettate; le foglie si usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, zuppe e le insalate. I fiori si usano per aromatizzare, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia e le carni di maiale, come la salsiccia sarda fresca. E non dimentichiamo il "liquore di finocchietto", per realizzarlo si utilizzano i fiori freschi e/o i "semi" e le foglie.
Era usanza della tradizione contadina tenere nelle case, un rametto di finocchietto selvatico per allontanare le streghe o il maligno, soprattutto dai bambini. Si diceva infatti che le streghe non sapessero contare oltre il 7, quindi si intrattenevano a contare le punte del finocchio e si dimenticavano del loro iniziale intento.

trippaNelle case in ladiri, (i mattoni di terra cruda), accanto ai camini accesi, le donne appendevano i cestini di asfodelo, intrecciati a mano, decorati con nastri di raso e ritagli di damascato. Erano gli unici oggetti preziosi che potevano permettersi, ma nonostante la semplicità della casa, erano delle artiste in cucina. E

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Pecora sarda, centro del mondo rurale

Manifesti d'Epoca

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