
Sternbergia lutea

In autunno la campagna si colora di toni caldi e avvolgenti. Tra i ricci spinosi delle castagne e le foglie
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Su Pani Carasau è il pane simbolo iconico della Sardegna. Si chiama Carasau perché in lingua sarda la parola carasare significa tostare... infatti è un pane dorato e croccante.
I "continentali" lo chiamano Carta da musica per la croccantezza, appunto, e per il rumore che fa quando viene mangiato!
Noi sardi, semplicemente Carasau... senza altri appellativi perché è il pane per ogni stagione, per ogni occasione e per ogni età! Descriverne il sapore è quasi impossibile, lasciamo questo compito ai poeti e ai... musicisti!
Fino a qualche decennio fa, almeno una volta al mese, le donne di casa preparavano questo antichissimo pane, ideale da consumare subito o anche dopo diversi giorni e soprattutto durante la transumanza perché duraturo e leggero da trasportare.
Come si diceva, il lavoro della panificazione era esclusivo delle donne: nonne, madri, zie e bambine della famiglia. Delle volte venivano coinvolte anche le donne del vicinato, sas biginas, con le quali si facevano scambi di favore.
Si organizzavano perfettamente, seguendo una sorta di catena di montaggio perché lavorare l'impasto del pane carasau a mano era molto faticoso. Le più forti si alternavano nella lavorazione dell'impasto, le più giovani e le bambine avevano compiti più semplici, come quello di versare l'acqua nell'impasto o quello di recuperare il tovagliato e le coperte, dalle cassapanche decorate, necessaria per la fase della lievitazione. Altre ancora, accendevano il forno con la legna secca di ulivo, dopo averlo ripulito e spazzolato con frasche odorose.
Seguivano un rituale ancestrale, sacro e profano insieme: ognuna di loro aveva un compito ben preciso e lo portava avanti con diligenza e fierezza. Le più anziane, sapienti ed esperte, sovrintendevano ad ogni loro gesto svolto in perfetta armonia e complicità. Alle nonne e bisnonne era anche delegata l'invocazione alla Madre Terra e al Signore affinché il pane fosse benedetto.
Si iniziava con le preghiere, is Brebus,, per ringraziare il Signore della bontà che aveva loro concesso e si finiva con segnare sull'impasto una croce, simbolo di fede religiosa da onorare e segno di buon auspicio per la lievitazione del pane.
Non dimentichiamo che il pane in Sardegna, come in tutte le civiltà contadine, aveva un forte simbolismo perchè fonte fondamentale di sussistenza.
Oggi il Pane Carasau lo conoscono tutti e tutti lo vogliono gustare! Tutti sanno che si conserva a lungo, che è facile da porzionare e che in cucina può sostituire il pane comune.
Ma non tutti sanno che un alimento molto energetico ed è privo di colesterolo. Che è una fonte di carboidrati complessi a lunga conservazione, importanti per muscoli e cervello ed che è un perfetto alleato la salute cardiocircolatoria in quanto non contiene colesterolo.
In più ha un ridotto contenuto di acqua: la sua sfoglia secca, leggera ha una concentrazione maggiore di sali minerali e vitamine rispetto al pane fresco, che presenta la mollica.
Ma va consumato con moderazione: contiene glutine essendo fatto con grano, quindi non è adatto a tutti e occorre regolarne le porzioni per via dell'elevata presenza di carboidrati.
InsulaGolosaRicette vi spiega un metodo semplice per realizzarlo.
PANI CARASAU
Pane di musica
Ingredienti
1 kg di semola di grano duro sardo
500/600 ml d'acqua tiepida di fonte
10 gr di lievito di birra
sale 15 gr
Preparazione
Sciogliete il lievito di birra in mezzo bicchiere d'acqua tiepida e in un altro mezzo bicchiere d'acqua, il sale.
In una conca di terracotta (scivedda, impastadera) oppure su un piano di lavoro o su una madia di legno (iscivu, lacu, lachedda), versate la semola, formate la fontana, aggiungete il mezzo bicchiere d'acqua con il lievito e impastate.
Vi serve un po' di forza e pazienza. Continuate ad impastate lentamente. Aggiungete poco alla volta, l'altro mezzo bicchiere d'acqua salata e poco alla volta la rimanente acqua tiepida, facendola assorbire bene prima di inserirne altra. Ricordate che "comanda" l'impasto: magari non è necessario utilizzarla tutta, oppure può non essere sufficiente, molto dipende dalla semola! Per cui, non preoccupatevi, basta organizzarvi di conseguenza. L'importante è arrivare ad ottenere un impasto omogeneo ed elastico.
Spolverate l'impasto con semola e farina, coprite con un telo di cotone e se fa freddo, con una coperta. Lasciare riposare per una notte intera.
La mattina seguente sgonfiate l'impasto e formate delle palline da 10 cm di diametro, spolveratele con farina e semola e lasciatele riposare coperte con un panno di cotone e se fa freddo, con una coperta.
Dopo circa 1 o 2 ore, stendete le palline con un mattarello fino ad ottenere una sfoglia circolare del diametro di circa 40 cm e alta circa 2-3 mm.
Disponete i cerchi uno sopra l'altro separandoli con teli di cotone bianco o, se li avete di canapa o lino, è ancora meglio perché così come facevano le nostre antenate.
Terminate con un ultimo telo e un peso, come un grande tagliere di legno, per evitare che si deformino.
Infornate in forno a legna in pietra, come quello sardo, ad altissima temperatura.
Se utilizzate un forno elettrico, preriscaldatelo almeno una mezz'ora prima in modalità statica, impostando la temperatura al massimo, circa 300° C. Infornate una sfoglia alla volta, ma in modalità ventilata.
Dopo pochi minuti il calore gonfierà le sfoglie formando, in ognuna, una sorta di pallone. Tiratele fuori dal forno e dividetele in due parti con un coltello (velocemente prima che l'aria fuoriesca e la sfoglia si afflosci) così da ottenere due dischi, dallo strato superiore e da quello inferiore.
Infornate nuovamente i dischi così ottenuti, per alcuni minuti e terminate la cottura fino ad ottenere uno prodotto croccante e friabile.
Una curiosità: Potrete sostituire una piccola parte di farina bianca (magari solo il 15%) alla semola di grano duro che è comunque imprescindibile per preparare il Pane Carasau.
Spesso accade che i bei ricordi ritornano alla mente senza preavviso. Basta un gesto, un oggetto, un luogo ed ecco che una serie di immagini riempiono la mente e il cuore, portandoci indietro nel tempo.
Per noi, amanti del cibo, la cucina è il luogo più frequentato dai ricordi. E' il l
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